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 Maschere e Mascherari
 
Mascherarsi è un fatto rituale antichissimo e caratteristico di molte popolazioni. In tempi remoti, durante i riti e le rappresentazioni religiose, con le maschere si simboleggiavano gli dei, i demoni, gli animali. Dai riti religiosi alle rappresentazioni teatrali il passaggio fu breve:
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nelle tragedie e commedie greco-latine, l’uso delle maschere permetteva di riconoscere i personaggi e i loro caratteri. Il Medioevo vede le maschere usate nelle rappresentazioni sacre specie per raffigurare il maligno, ma presto questi riti religiosi si trasformarono in spettacoli profani ai quali partecipavano, oltre al popolo, anche saltimbanchi e attori. Un esempio è dato dalla Festa dei Folli che, nonostante i diversi divieti papali, continuò a svolgersi in tutta Europa per secoli. In queste occasioni il clero minore si mascherava da demoni e bestie, cantando e danzando nei luoghi sacri.
 







































 
Nelle rappresentazioni teatrali la maschera torna in auge con la Commedia dell’Arte, dove la maschera prende i connotati dei personaggi raffigurandone i caratteri, le etnie, le professioni : il magnifico (veneziano di antica famiglia: Pantalone), il dottore (uomo di lettere o medico: Balanzone), i servi (montanari venuti in città: Zanni furbo –Zanni stolto), il capitano , la serva, il soldato, gli innamorati ecc. Nel ‘700 il rinnovamento teatrale relegherà di nuovo le maschere ad un ruolo marginale sul palcoscenico, pur rimanendo accessorio obbligatorio per l’abbigliamento, sia maschile sia femminile, dove è utilizzato per nascondere il viso in modo vezzoso.


A Venezia le Maschere erano tollerate non solo durante il Carnevale, ma anche in altre occasioni come l’Ascensione, l’elezione del Doge, i matrimoni dei figli dei Dogi, gli ingressi solenni nel Palazzo Ducale di personaggi importanti e altre festività cittadine. Tutti potevano mettersi in maschera e questo permetteva, anche al popolino, di entrare a Palazzo Ducale durante i banchetti ufficiali: insomma la maschera rendeva tutti uguali! Ai giorni nostri l’uso della maschera è rimasto in vita solo per il Carnevale o per le feste in maschera
 
  IL MASCHERARO:  Un mestiere antico 

L’arte di fare maschere resiste ancor oggi nei “mascareri” veneziani, come sono chiamati quei pochi Maestri artigiani che tengono in vita questo nobile mestiere, che tra il seicento e il settecento ebbe grande richiesta di mercato, soprattutto a Venezia.

Ludovico Zorzi parla della Maschera d’Arlecchino come di un “oggetto di cuoio trattato per la concia, collocato nella sfera di appartenenza dell’alto artigianato, dell’arte nel senso tecnico professionale, con il quale i comici alludevano al proprio mestiere”. Le maschere quindi possono essere in cuoio, conciate e lavorate su misura per essere indossate dall’attore. L’’Artigianato dei mascherari oggi si riferisce soprattutto alla lavorazione delle maschere in gesso ed in cartapesta, che riproducono le figure classiche della Commedia dell’Arte, le maschere regionali e quelle di fantasia.

ARLECCHINO
Servo balordo e scansafatiche, guidati degli istinti più elementari

BRIGHELLA
Servo astuto e intrigante.

SCAPPINO
Servo astuto in Molière.

TRACCAGNINO
Servo balordo simile ad arlecchino.

PANTALONE
Il vecchio, il magnifico, mercante avaro, brontolone, oggetti di lazzi per la sua vanità senile.

BALANZONE
Il dottore, caricatura del pedante.

IL CAPITANO
Il soldato vanaglorioso.

SCARAMUCCIA
Capitano (nella commedia francese famoso con il nome di Scaramouche)


 
  MASCHERE REGIONALI  

GIANDUIA
(Torino)
COLOMBINA
(Venezia)
MENEGHINO (Milano)
GIOPPINO
(Bergamo)
IL MARCHESE
(Genova)  
STENTERELLO
(Firenze)
RUGANTINO
(Roma)
PULCINELLA
(Napoli)
BEPPE NAPPE
(Sicilia)

   Tecnica per realizzare una maschera in carta e gesso:

  • Dopo aver progettato il modello, lo si realizza in plastilina e lo si fa asciugare;
     

  • Gettare sul modello una colata di gesso, per ottenere il calco;
     

  • quando la colata di gesso si è solidificata, togliere la plastilina che potrà essere riutilizzata per altri modelli;
     

  • all’interno del calco ottenuto, stratificare carte vegetali unite a colla di farina fino ad ottenere uno strato compatto;
     

  • rifinire con uno strato di garza e colla, per tenere meglio il tutto, e lasciar asciugare per almeno due giorni;
     

  • togliere lo scheletro dal calco e, dopo averlo fatto asciugare ancora, procedere al taglio delle narici, degli occhi, e del contorno;
     

  • stuccare eventuali imperfezioni, scartavetrare e infine passare alla decorazione.
     

 
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